Hanno scritto di noi…

“Devo dire bravi a voi bambini perchè avete imparato l’importanza del metodo della ricerca storica, che vi sarà utile anche in futuro.
Il vostro contributo nell’aver ricomposto i racconti dei nonni, nella realizzazione dei disegni e delle fotografie, nell’analisi dei documenti d’archivio assume un valore determinante nella realizzazione di un servizio utile alla comunità; un laboratorio-museo.
La scuola di Monteponi è stata aperta nel 1929 per i figli dei minatori.adesso può rinascere con la preziosa identità di patrimonio museale senza fine, che potrà alimentarsi dalla continua ricerca degli scolari. Quanto avete costruito diventa un bene culturale, capace di raccontare un periodo e una forma di vita.

Comincia ora il lavoro per le Istituzioni chiamate ad inserire questa realtà all’interno del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna”.

(Dall’intervento dell’antropologa Paola Atzei all’inaugurazione del Museo-Laboratorio di Monteponi, riportato nel quotidiano ” La Nuova Sardegna” del 2 Giugno 2002)

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“Nel dossier del progetto del gruppo di 11 maestre che si intitola ” Monteponi: il Museo della scuola delle comunità minerarie”, si teorizza e si viene guidati a una rivisitazione della complessità della vita sociale di quel mondo scomparso, quasi sepolto. A partire dalla scuola della miniera e dalla storia dei suoi alunni, dell’Opera nazionale Balilla, degli abbandoni, del doppio lavorodei padri e delle madri, talora dei figli, tra miniera e gregge, o miniera e campagna. Dai temi sugli incidenti di miniera. Ai diari dolorosi delle maestre che avevano incontrato la sofferenza di bambini, famiglie e gruppi sociali. Miniera e fascismo: sono gli ambienti iniziali de Il figlio di Bakunin, da usare a scuola, per fare quella memoria che quand’io insegnavo era così difficile e che ora è così lontana. E’ un’idea bellissima accedere alla memoria della miniera della scuola dove passarono generazioni di bambini: uno sguardo bambino sul tempo, sulla sofferenza, sulle conquiste, sul cambiamento. nelle pagine del dossier trovo un filo che ho sempre cercato nei miei saggi di museografia, quello della “scatola nera”, dell’astronave, e cioè dello spazio museale “commutatore spazio-temporale” entro il quale il visitatore viene guidato alla trasformazione del suo punto di vista, ad arricchirsi di un mondo diverso, ad uscire cambiato.

Che nave spaziale più adatta che la scuola di un altro tempo a guidare i bambini di oggi in un viaggio nella memoria di un altro tempo, sembra un’invenzione di Rodari o di Calvino…”

(Antropologo Pietro emente Rivista Antropologia museale n. 4 estate 2003)

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